Castelsardo è un incantevole borgo medioevale, situato nel Nord Sardegna, in provincia di Sassari, adagiato su un promontorio che si affaccia proprio al centro del Golfo dell’Asinara. Le sue bellezze naturalistiche, le splendide insenature, i prodotti tipici, l’artigianato, le tradizioni ed il catteristico porto ne fanno una delle località turistiche più suggestive della Sardegna. 

Castelsardo, nella primavera del 2021 (Covid permettendo) ospiterà, una rassegna itinerante di 4 documentari che diventeranno strumenti di formazione, che si svolgerà in tutta Italia, che si chiamerà ”Consapevolezza per il cambiamento: conosci e agisci” istituita dalla commissione ambiente di Aics (Associazione Italiana Cultura e Sport) a seguito del premio istituto per celebrare enti, giornalisti, associazioni e singoli cittadini che si siano spesi in maniera particolare per la sensibilizzazione al corretto rapporto dell’uomo con l’ambiente.

Castelsardo: la storia

La presenza nel territorio di importanti insediamenti umani, è documentata dal monumento preistorico più caratteristico: Il famoso ”Elefante”; vegliato a vista da una sentinella ugualmente preistorica: il Nuraghe. 

Nell’era cristiana i primi abitatori del promontorio furono, probabilmente, gli eremiti Antoniani. Il primo nucleo si è formato vicino all’eremo di Sant’Antonio Abate, che Castelsardo onora come ”Titulari di Casteddu”. Quel primo centro divenne cittadina fortificata negli anni 1101-1102. La creò Genova, allora potente Repubblica Marinara, che ne affidò il compito alla più prestigiosa delle sue famiglie: i Doria.

Castel Genovese fu il suo nome delle origini, ma non è stato l’unico e il definitivo. Divenne infatti Castello Aragonese, di fatto, dal 1448, quando cadde, l’ultimo baluardo della resistenza dei Sardi ai conquistatori Spagnoli. Cessato il dominio Spagnolo, prende infine il nome di Castelsardo.

Castel Genovese è ancora presente nella rocca. Essa conserva una struttura originale, rispetto a tutti i centri costieri della Sardegna. L’architettura maggiore di Castel Genovese era costituita dalla grandiosa ”cinta delle muraglie”, dal ”quartiere” chiamato impropriamente Castello, dal ”palazzo di città”, dal ”palazzo di Nicolò”, dalla chiesetta di Santa Maria”. L’architettura maggiore di quel primo periodo è arrivata sino al presente, in percentuale rilevante e in discreto stato di conservazione. Nella cinta muraria sono invece scomparse le alte torri, che giganteggiavano sulla Rocca.

Castel Genovese fu antica libera Repubblica Comunale, in cui il Popolo era sovrano, aveva il suo codice di Leggi, passato nella storia del Diritto col nome di ”Statuti di Galeotto Doria”. Stupendo monumento e documento del Libero Comune è il suo motto programma: ”Pax et Bonum Rempublicam conservant”.

Figura eminente e dominate è stata la Castellana Eleonora D’Arborea. Essa visse in Castel Genovese, giovane sposa e madre, e da Castel Genovese partì, per ritentare la sua grande avventura nella storia della Sardegna.

L’importanza strategica del Castello fortificato era anche superiore alla sua importanza politica. Era infatti considerata fortezza-imprendibile, e fortezza chiave per il dominio della Sardegna. Come piccola Genova era anche grande centro di traffici e di commerci. Nel periodo Aragonese fu ”Illustre y Magnifica Ciudad”, conservò la sua importanza strategica, acquistò grande importanza in campo ecclesiale. Divenne infatti Città Vescovile nell’anno 1503

Il nome Castelsardo arrivò carico di speranze. Dei tre nomi storici, dati alla cittadina, era certamente il più bello, perchè esprimeva libertà e sardità. E le speranze non furono totalmente deluse, sino all’anno 1861, in cui, con provvedimento emanato da Vittorio Emanuele II Castelsardo veniva declassato dal rango di grande piazzaforte del regno. Castelsardo rinasce a vita nuova in virtù della sua gente, che riacquistando la memoria storica, cresce di dignità e nella consapevolezza, come nel luminoso passato, protagonista di storia. 

Castelsardo è

Città Vescovile dal 1503. Conserva da secoli le “tavole del Maestro di Castelsardo”, che probabilmente facevano parte di un “grandioso Polittico” arrivato incompleto sino a noi a causa di vicende di cui non si conosce la storia. Il “Maestro di Castelsardo” ea un pittore vissuto tra il XV e il XVI secolo. Delle quattro tavole, raffiguranti rispettivamente La Trinità, La Madonna, San Michele e quattro dei dodici Apostoli, la seconda è considerata il capolavoro del grande Maestro. 


”Era la vista ed era la visione”. Tale fu l’incontro di un grande poeta con una città italiana. E’ sempre vista ed è sempre visione, anche l’incontro del forestiero con Castelsardo. La realtà infatti supera ogni attesa, e sembra fantastica, quasi di sogno.

La Sardegna, isola quasi continente, offre con Castelsardo, il panorama più singolare e di una bellezza che non teme confronti. La Cittadina, incantata, sorge arditamente arroccata sull’alto di un promontorio gigante che, emergendo dal mare, si eleva svettante nel cielo. È la perla, di rara bellezza incastonata al centro di quel golfo che prende il nome dell’Asinara, chiamata prima più felicemente ”Isola d’Ercole” e successivamente ”La Sinuara”.

Castelsardo abbraccia, nel suo vasto orizzonte, alture dolcemente ondulate, biancheggianti arenili, ma sopratutto mare, colorito delle tinte più cariche di azzurro e di verde. Il suo policromo paesaggio, iridescente al sole, compendia ed offre quanto di festosa gaiezza può esprimere la natura.

Anche la sua flora e fauna, sopratutto quelle marine, sembrano voler esprimere una loro realtà indigena, in armonia con tale contesto di incanto. Castelsardo è stato definito poeticamente ”fiore di luce che sorride dall’alto di un promontorio a picco sul mare”. È stato anche definito, per l’arditezza della sua ubicazione: ”nido di aquile”. Un italo-brasiliano, sedotto da Castelsardo, conosciuta soltanto tramite foto, gli dichiarò il suo amore definendolo: ”Paese ideale per vivere!”. Slogan pubblicitario non poteva essere più felice.

La Rocca Bellavista è ciò che oggi resta della fortezza militare eretta dai Doria nel 1102. Abbandonato per anni, l’imponente edificio è stato restaurato dal 1978.

Dalla sua parte più alta si ha una visuale a 360° che va dall’Asinara alla Corsica, da Santa Teresa al Limbara, dalla Gallura a Porto Torres.

La Rocca domina la città di Castelsardo e è una delle mete preferite dai turisti dell’Anglona.

Castelsardo: Museo dell’intreccio mediterraneo

Nella fortezza della Rocca dei Doria. È uno dei musei più importanti del Mediterraneo nel suo genere, in cui i lavori artigianali del posto e della Sardegna sono messi a confronto con gli altri del Mediterraneo. I cestini di Castelsardo, in palma nana e rafia; le nasse per la pesca tradizionale; le palme della Settimana Santa e “su fassoi”, un esemplare di imbarcazione in canna oggi utilizzata quasi esclusivamente nello stagno di Santa Giusta, nell’oristanese.

La Cattedrale Sant’Antonio Abate

La Cattedrale Sant’Antonio Abate è stata costruita nel XVI secolo. Posta sopra un promontorio, la piazza della chiesa si affaccia nel mare del Golfo dell’Asinara. La facciata è di trachite scura, la cupola è decorata da maioliche colorate. All’interno della chiesa una navata unica a croce latina, cappelle laterali con arredi preziosi lignei. Nella chiesa sono custodite le “tavole del Maestro di Castelsardo”, nel sotterraneo c’è il Museo Diocesano.

La Roccia dell’Elefante

Il vento l’ha scolpita esternamente facendole prendere le vaghe sembianze di un elefante “seduto”. Localmente viene chiamata anche “sa perda pertunta”, ovvero la pietra traforata, poiché scavata all’interno in epoca prenuragica e utilizzata come tomba ipogeica. Nel ventre di questo grande elefante color ruggine, infatti, sono stati scoperti due sepolcri, disposti su altrettanti livelli e ricavati presumibilmente in tempi diversi. Quello superiore, parzialmente distrutto, era composto da tre vani, mentre l’altro, meglio conservato, da quattro camere. Alcuni studiosi, stando ai reperti rinvenuti nel sito, ritengono che questa piccola necropoli fosse destinata ad accogliere le spoglie di un capotribù della zona.

Santa Maria delle Grazie

Risalente al 1300, è priva di facciata e ha l’ingresso su un lato, al centro di tre ampie arcate di pietra trachitica e calcarea. Oggi è la sede della confraternita di Santa Croce.

L’interno è a navata unica con altare maggiore neoclassico posto nell’abside, che custodisce un ecce homo (scultura di Cristo). Nella chiesa ci sono altri altari lignei barocchi e da la statua di San Francesco. È custodito anche il famoso crocefisso miracoloso del Cristo Nero, del 1300, detto così per via del legno di ginepro anneritosi nel tempo.